LEGO SERIOUS PLAY, diffidare dalle imitazioni

Sono rimasto indeciso fino all’ultimo…pubblico o non pubblico questo post?
Alla fine, la decisione la vedi con i tuoi occhi.

Ho iniziato a studiare LEGO® SERIOUS PLAY® a fine 2013, dopo aver letto il libro “LEGO Story” (qui il link ad Amazon), regalatomi da Andrea, un caro amico che ha sempre saputo far “sterzare” la mia vita nei momenti giusti.

Un libro molto semplice e veloce, ma che è stato in grado di colpirmi.
Da un lato il fascino che caratterizza la storia imprenditoriale di LEGO e, in particolare, della famiglia Kristiansen. Dall’altro la consapevolezza nel capire che quello strumento guardato con curiosità da lontano (sapevo già dell’esistenza di LEGO® SERIOUS PLAY®, ma non mi era ancora chiaro cosa fosse), poteva forse diventare un tool a cui mi sarei potuto avvicinare.

Finito quel libro, ho iniziato un po’ di ricerche sul web, leggere i manuali ufficiali rilasciati direttamente da LEGO e cercare di approfondire sempre di più (qui sul sito LEGO il mio punto di partenza).
La migliore fonte di informazioni è stata (ovviamente) il libro “Building a Better Business Using the Lego Serious Play Method” scritto da Robert Rasmussen e Per Kristiansen.
Non è un manuale e non “insegna” la metodologia, ma permette di capire le basi teoriche e psicologiche che permettono a LEGO® SERIOUS PLAY® di essere uno strumento così potente.

Con il passare del tempo (siamo ormai all’inizio del 2015) il mio lavoro da “consulente / freelance” era stato messo in secondo piano e, di conseguenza, non riuscivo ad immaginare ancora lo sviluppo che avrei voluto dare a quella curiosità. E’ stato un periodo professionalmente decisamente entusiasmante, alla guida di un’agenzia digitale che in pochi mesi ha saputo crescere fino ad essere poi “acquisita” all’interno del progetto H-Farm Industry. Un “dream team” (con tanto di hashtag #WeAreLIFE), una grande esperienza e, soprattutto, tanta nostalgia per quei colleghi che, in così poco tempo, si sono trasformati in amici e compagni di viaggio.

Comunque, tornando qualche riga più su, nonostante il mio lavoro di allora non fosse più basato sulla “consulenza”, sulla mia scrivania non mancava mai qualche articolo o qualche inerente appunto LEGO® SERIOUS PLAY®.

A fine 2015 LIFE (l’agenzia digitale di cui sopra) venne acquisita e, abbandonato il Veneto, decisi che era giunto il momento di tornare a “casa” (Bergamo) e alla mia natura, rimettendomi in gioco e tornando a offrire servizi di consulenza alle aziende.

Forte della convinzione che LEGO® SERIOUS PLAY® potesse essere uno strumento molto valido, decisi di fare alcuni test con un amico imprenditore.
Il risultato fu ben più che inaspettato. Lo strumento si era manifestato in tutta la sua potenza.

LEGO SERIOUS PLAY
Mi presi del tempo per unire ciò che avevo imparato dalla teoria e le dinamiche che avevo notato emergere durante i workshop. Da lì la consapevolezza di voler offrire LEGO® SERIOUS PLAY® alle aziende.

Così facendo, nel 2015, iniziai ad utilizzare ciò che avevo imparato su LEGO® SERIOUS PLAY® nei miei workshop, trovando sempre grande soddisfazione da parte dei partecipanti.

Nella ricetta, però, sentivo che mancava qualcosa.
Lego, nella sua documentazione relativa al copyright, spiega che solamente i facilitatori certificati possono utilizzare la parola “LEGO SERIOUS PLAY” nel loro offering.

Io ad ogni workshop spiegavo che avremmo svolto un’attività che si basava sulla metodologia ma, per correttezza, specificavo che non ero un facilitatore certificato.
Si trattava di un “pain” più me che per i partecipanti, i quali in realtà sono sempre sembrati indifferenti alla cosa.

Proprio per questo motivo, decisi di investigare meglio sul processo di certificazione.
In Italia non trovai nulla di convincente; in quel momento non avevo il network che ho ora, quindi non sapevo dove trovare le giuste informazioni: oggi saprei benissimo che avrei dovuto bussare alla porta di Stelio Verzera e del gli amici di Cocoon Project.
Non avendo queste informazioni, feci la cosa più naturale che pensai in quel momento: “scrivo direttamente a Robert Rasmussen!”.

A maggio 2016 iniziò un dialogo con Robert che spaziò dalle informazioni sul corso fino alla possibilità di crescita di LEGO® SERIOUS PLAY® in Italia.
Bastarono poche mail per capire che avevo trovato la persona giusta.
In poco tempo decisi che quel l’investimento andava fatto e decisi di prenotare il mio corso per diventare Facilitatore Certificato, partecipando alla sessione di Odense (Danimarca).

4 giorni a dir poco intensi, una full immersion ricca di spunti, nozioni tecniche e confronto.

4 giorni per capire che quello che avevo compreso fino a pochi giorni prima era solo una minima parte di LSP. Non avevo fatto nulla di sbagliando (e questo mi ha sollevato non poco) ma stavo “guidando una Ferrari con la sola 2a marcia inserita” (per fare il classico esempio automobilistico).
Molto, moltissimo valore che non avevo colto rispetto a LSP; tecniche, dinamiche personali e strumenti di facilitazione che da solo non ero riuscito a sviluppare.

Robert Rasmussen e Daniele Radici

Sono tornato in Italia dopo il corso con la consapevolezza di avere in mano uno strumento capace di cambiare il modo di lavorare delle persone, uno strumento in grado di rendere “semplice” la risoluzione di problemi complessi, un metodo abilitante il concetto di Real Time Strategy e simulazioni strategiche.

Sono tornato a casa capendo il vero valore nascosto dietro quell’investimento e, ovviamente, sono tornato a casa consapevole del fatto che quel corso ha saputo generare un GAP decisamente ampio nel mio know-how.

Ora ti starai chiedendo “ok ma…perchè questo articolo?”

Il perchè di questo articolo è semplice: proteggere LEGO® SERIOUS PLAY®.
Già, proteggerlo da chi si muove sul mercato parlando di LEGO® SERIOUS PLAY® senza realmente conoscerne il funzionamento.
Proteggerlo sia da chi agisce in buona fede, sia da chi approfitta dell’attuale “hype” che sta caratterizzando LEGO® SERIOUS PLAY® oggi in Italia.

Già in passato, con altri strumenti (vedasi quanto successo con il Business Model Canvas – BMC – parlando del mio settore) si è verificato lo stesso fenomeno per cui alcune società di consulenza (per cavalcare l’onda di entusiasmo nei confronti del BMC), con un briciolo di “improvvisazione” hanno inserito questo tool nella loro offerta, “ammazzando” il mercato e creando quel genere di situazioni per cui un’azienda afferma “ah si, conosciamo il Business Model Canvas…abbiamo fatto un progetto con XXX, ma non funziona…”.

Ecco, questo articolo serve per prevenire questo fenomeno (o almeno ci provo), spiegando alle aziende che un workshop LEGO® SERIOUS PLAY® deve essere condotto da un Facilitatore Certificato dalla “Association of Master Trainers in the LEGO® SERIOUS PLAY® Method” (visita il loro sito) .

Se così non fosse, quel workshop potrà essere un bellissimo momento di lavoro in cui un professionista ha utilizzato dei LEGO®…ma non sarà sicuramente un workshop basato sulla metodologia e sulle tecniche che contraddistinguono LEGO® SERIOUS PLAY®.

Proprio per questo motivo, anche l’Associazione stessa sta cercando di sensibilizzare il mercato rispetto a questo aspetto e in occasione dell’incontro annuale di Billund (dove ha sede LEGO, in Danimarca) ha presentato un logo che ha l’obiettivo di divenire un “certificato di qualità”.

lsp_certifiedfacilitator_logo_redblack_ol_final_101416_web

Il cammino è lungo, ma noi come “community di facilitatori” ci stiamo impegnando con diverse iniziative ed una di queste sarà la prima “Fest” in Italia dedicata a LEGO® SERIOUS PLAY®LSP Fest, dal 20 al 23 ottobre 2016 a Milano presso Talent Garden.

Concludo (citando un post di Massimo Canducci, un collega Facilitatore) con questo hashtag:
#diffidaredalleimitazioni

Se hai domande o dubbi, non esitare nel contattami, è più facile di quanto credi…basta un CLICK!

© daniele radici